Gilgamesh

Eroe ARMATO CHE DOMA IL LEONE

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IL PALAZZO DELLA MISSIONE

IL PALAZZO DELLA MISSIONE

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EFEBO DI SUBIACO

UN DOTTA DISPUTA

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NO ai soprannomi

CONTRO IL PERMANERE DEI SOPRANNOMI (DA NOI E ALTROVE)

Nella Valle dell’Aniene ce ne sono di “pesantissimi”!

L’apologo del calzolaio di Napoli)

I soprannomi? Saranno pure una curiosità antropologico-culturale, ma sono in gran parte cattiveria “tribale”. O no?  Fissano molte persone, per difetti veri o presunti (anche fisici) o per “errori di gioventù” ad un nomignolo odioso, per sempre: un inferno! IL MALCAPITATO E’ IDENTIFICATO COL SUO PROBLEMA.

Dopo i duri tempi pandemici che stiamo vivendo, liberiamoci da questa macchia “tribale”, come di un abito logoro e sfilacciato.

Cominciamo a vedere ogni nostro simile come un valore autentico. Ai ragazzi dell’Oratorio s’insegnava: “ Ogni essere umano (vivente, passato o futuro) è una parola di Dio che non si tipete mai”.

A Subiaco, ad esempio, gli oriundi di qualche paese vicino, portano appiccicato come soprannome il nome del loro paese, per generazioni: “Jennese”, “Tagliacozzano”, “Affilano”. E’ l’ultima resistenza all’integrazione? Comunque non è pratica utile ad alcunché .  Alcuni soprannomi sono irripetibili. Specialmente quei nomignoli che fanno riferimento a un difetto fisico, vero o presunto. Figuratevi sentirseli ripetere a ogni pié sospinto e dover far finta di niente… Figuratevi l’orrore della “baja” (canzonatura – localmente ‘ncanata-), contro qualche poveretto isolato e male in arnese… Anche per sfuggire a questa e ad altre angherie, nel Medioevo si diceva: “L’aria della città rende liberi”!

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CORRADINO DI SVEVIA

“ ‘NA VOTA CI PASSO’ CARLO PE’ FUCINO!”

Tra grande storia e tradizione popolare locale.

A dimostrazione che la Battaglia di Tagliacozzo tra Corradino di Svevia e Carlo d’Angiò ebbe una eco profonda tra le popolazioni di un vasto territorio all’intorno, è restato il detto-proverbio: “’Na  vota ci passò Carlo pe’ Fucino…”, con un chiaro significato di “non sempre le cose ti andranno bene…”.

La vicenda storica è ben nota e approfondita dagli storici.

Vale la pena di richiamarla sinteticamente.

“La battaglia di Tagliacozzo fu combattuta nei piani Palentini nei pressi di Scurcola Marsicana il 23 agosto 1268 tra i Ghibellini, sostenitori di Corradino di Svevia, e le truppe angioine di Carlo I d’Angiò, di parte Guelfa; rappresentando, di fatto, l’ultimo atto della potenza sveva in Italia”.

Le varie fasi dei combattimenti sono state descritte, con un solo verso, da Dante Alighieri nella Divina Commedia (Inferno, Canto XXVIII, vv,17-18):   ”… e là da Tagliacozzo, dove senz’arme vinse il vecchio Alardo”.Ma le manovre, prima, durante e dopo la battaglia sono ormai descrivibili come in una sceneggiatura: Corradino e i suoi armati a Carsoli; poi verso il Cicolano. I due Capi si trovarono di fronte, proprio come “rivali” nelle due rive del ruscello Riale (o Ritello). Corradino raggiunse Borgocollefegato (oggi Borgorose)-Cappelle e Magliano dei Marsi…

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LA VALLE di SUBIACO

STORIA DELLA VALLE (quartiere di Subiaco)

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Stornelli

STORNELLI “A DISPETTO”

Nel Sublacense non c’è mai stata una grande tradizione delle “Serenate per amore”.

Le poche che venivano “portate”, la sera prima delle nozze, erano costose: per i suonatori e la cena per tutti, che seguiva i canti e le musiche.

Serenate “a dispetto”, cui seguiva immediatamente il lancio di secchi di acqua dalle finestre della destinataria del “dispetto”, sui suonatori e i curiosi.

Ecco alcune esempi di sfoghi di innamorati delusi:

Affacciate alla finestra, spernacchiata, e véttela a setì sta serenata”

“Ridammi le mie lettere, compreso il mio ritratto, quello che abbiamo fatto, non lo farei mai più”

“E pe’ scordamme tutta la tempesta

me so’ ‘imbriacato qui dentro la testa

pure il cervello me fa ribellione…”

“ Prima non d...

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SULLA SPIAGGIA DEI MONDI

Sulla spiaggia di mondi sconfinati

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Giuseppe e il JAZZ

ESSERE DISPOSITI AD ALLARGARE/CAMBIARE IL PROPRIO ORIZZONTE CULTURALE MA AD OCCGI APERTI!

“Confessione” nella personale “storia di formazione”.

JAZZ E “RAMARI”

Da ragazzo di prima media avevo fatto parte della banda musicale del M° Carpentieri.

Ero abituato a una musica scritta e molto segnata dall’aritmetica: marcette, brani di opera lirica, ecc.

Ma poi irruppe il JAZZ, importato dalle truppe “alleate” americane in Italia e, direttamente o indirettamente, fino a Subiaco.

Il M° Carpentieri bollò qualla musica come “ramàri”, cioè fabbri che battono il rame con la mazza… più o meno a ritmo!

E io ero d’accordo.

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ESCURSIONI PRESSO L’EREMO DI SANTA CHELIDONIA

ESCURSIONI PRESSO IL MONASTERO DI SANTA CHELIDONIA

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