In margine alla ricerche del CRS  sulla teologia politica di S. Paolo                           

GRANDI GENEALOGIE DEL PASSATO E INDIVIDUALISMO DI OGGI

E’ giusto continuare a battersi per la famiglia e la comunità.

Considerazioni  psico-sociali su persona e comunità  in tempi di individualismo…

Gli studi e le ricerche del Centro Riforma dello Stato (CRS), tra l’altro, pongono il problema della secolarizzazione forzata del nostro tempo. Tutto sembra condurci a uno sterile individualismo.

Come siamo giunti a tanto?

Genealogie del passato In passato un uomo ( e poi anche una donna) non si concepivano se non inseriti in una famiglia, clan, tribù

Nella Bibbia si presentano moltissime genealogie, da Adamo in poi.

In quasi tutte le culture, gli antenati e l’albero genealogico, sono importanti. Fino a due generazioni fa si diceva anche da noi: “Di quale famiglia è? Di chi è figlio?”. Nelle classi sociali elevate si parlava di “Casato”. Oggi permane, con finalità non limpide, la domanda: “Da dove vieni?”. Infatti, per  collocare le persone in una scala di importanza, si considera il territorio come una rappresentazione topografica o geografica delle classi sociali … “Viene da lì, abita lì. Quindi è…più in alto/in basso di me…”.

Ne sapevano qualcosa, nel recente passato, i provinciali, i “burini” – motteggiati senza pietà dai cittadini. Ne sanno ancora di più oggi gli immigrati, cui si rivolge subito e con arroganza :Da dove vieni?”.

Allora? E’ è destino che giungiamo all’individualismo (se non ci siamo già arrivati)? Per fortuna restano alcune forme minime di “fraternité”: i servizi sociali del “Welfare state”, l’obbligo di soccorrere le persone in gravi difficoltà - pena “omissione di soccorso” -, i diritti dei bambini. Il processo verso l’individualismo viene da lontano.  Con la Rivoluzione Francese e gli Stati nazionali furono introdotti i passaporti e le carte d’identità. Già, la carta d’identità: nome, cognome, data e luogo di nascita sono rimasti i soli segni d’identità! Io sono in quei pochi dati anagrafici! Inoltre, per scavalcare la vergogna per i nati da NN, si sono dovuti togliere anche i nomi e cognomi del padre e della madre...Ma, oltre al documento burocratico-poliziesco,da secoli si insegna solennemente che la persona è “sostanza individua della natura razionale”,centro autonomo di dignità, responsabilità”, “espressione unica e irripetibile…”, “capace di Infinito”, e così via . Tutto vero. Purtroppo, da secoli, è mancato il rispetto profondo ed esigente per la persona, per tutte le persone , specialmente se povere , perseguitate, immigrate…

Certo, gli attacchi, non sempre disinteressati,alla dignità della persona ( più pratici e persecutori che teorici), alla famiglia e alla comunità , sono stati e sono durissimi.

La famiglia.                                                                                                                  

La famiglia è stata rappresentata come “ergastolo familiare”; sede di familismo e di familismo amorale;luogo di sopraffazione e violenze, in cui una volta la donna era “angelo del focolare” solo perché, come i figli, non contava nulla...

Nella famiglia tradizionale estesa -fin che è esistita- il pater familias, il capofamiglia,  l’anziano, era il padrone. Con soggezione di tutti gli altri.

La scoperta dell’amore all’interno della famiglia, la libera scelta del futuro coniuge, l’importanza fondamentale dei figli nella trama affettiva, la famiglia aperta agli altri e al volontariato, sono realtà recenti.

Scopo dell’individualismo strisciante sembra essere quello di indurre i singoli a restare soli davanti agli interessi del mercato: perché diventino consumatori di prodotti e di idee, senza freni familiari o di tradizione "domestica", ecclesiale o culturale.

La comunità.                                                                                                                         

 La comunità, come famiglia di famiglie variamente integrate, è stata bersaglio di attacchi altrettanto seri. Si afferma che la comunità può scadere nel comunitarismo: rete che imbriglia i singoli, gli individui e li lega a regole di solidarietà nel bene e nel male…Dal ghetto alla mafia. A tanto giunge la polemica!

Gli psico-sociologi  hanno studiato a fondo i piccoli gruppi o  gruppi sociali elementari, in cui ci si conosce faccia a faccia e ci si apprezza in quanto persone non per la funzione ricoperta in base ad un certo status e ruolo.E ne apprezzano i valori di solidarietà.

Senza vere famiglie e vere comunità , resterebbe, come abbiamo detto, solo davanti al dio-mercato, l’individuo, cucinato a  dovere dalla pubblicità per diventare massa; senza sindacati veri, partiti politici veri, reti di solidarietà piccole e grandi. E’ proprio questo che si vuole, più o meno deliberatamente? Solo il volontariato e la partecipazione sociale e politica,  più ampie e incisive,diventano un antidoto importante:”Cinquantamila candele spente non accendono una candela; una candela accesa ne accende anche cinquantamila!”. Nel mondo del virtuale e di Internet si chiamano “comunità” assemblaggi di persone e volti che comunità non sono:face book,twitter,you tube e altre reti varie, possono essere strumenti di comunicazione, ma mancano della carica emozionale, vitale, della “con-presenza” effettiva e affettiva:due amici che conversano davanti a due tazzine di caffè….Senza queste “qualità” primarie il virtuale è solo una scimmiottatura.

La parola Comunità esercita un certo fascino. Ne usano e abusano la “comunità scientifica”, la ex “Comunità europea”, la Comunità letteraria e perfino… la “comunità dei dubitanti”.Questa operazione serve solo a nascondere la concorrenza fra i membri di queste aggregazioni.

Nasce la reazione alla deriva individualista. La Chiesa cattolica è in prima fila. La sua è un’insistenza che può sembrare addirittura ossessiva!

Sempre “famiglia”… con la fin troppo ovvia aggiunta : “cellula della società”!

E poi tutto si deve allineare, ovviamente, a questa idea di famiglia tradizionale, di vaga concezione “patriarcale”. Un modello del tutto tramontato, non solo nella legge, ma nel costume. Non si prende atto che ci sono oggi vari modelli di famiglia e di reti di solidarietà tra i membri di queste nuove famiglie. Si teme che, accettando, pastoralmente, un po’ di nuovo, crolli tutto.

Idem per la comunità; da difendere come principio e come prassi. La Parrocchia è “Comunità parrocchiale”, con varie “Associazioni”, spesso in conflitto latente tra loro. E il Parroco che troppo spesso è “dominus” di tutti i laici, anche associati.

I cattolici fanno bene a difendere il valore della famiglia, oltre alle singole “persone umane”. La grande concezione della PERSONA UMANA (dove quell’“umana”, è una ripetizione rafforzativa), non pare avere conseguenze forti e necessarie.Magari pensassimo che ogni uomo ha sempre e comunque diritto al rispetto e alla dignità, in qualsiasi situazione! Forse però i cattolici, nel dibattito pubblico, dovrebbero usare più il fioretto che lo spadone. E poi non stare sempre a polemizzare con il mondo intero! Si vivano prima al proprio interno i valori che si vogliono difendere , diventando di più quello per il quale si batte. Qualche buon segnale c’è già in giro.

Per la Comunità - che nella Chiesa è anche “Comunione dei Santitra morti, viventi e nascituri- i sacramenti, i riti e le festività sono anche segni e simboli efficaci del vincolo comunitario di amore e accoglienza verso il prossimo.

Oltre alla liturgia, la vita comunitaria comporta, appunto, l’apertura verso i poveri, gli immigrati, la comunità civile nel suo complesso, l’umanità intera.

E i cosiddetti laici? Non hanno niente da dire sulla persona umana, la famiglia e la comunità?

Qualcosa (o molto) si muove anche in questa galassia di laici, laicisti, agnostici e militanti della secolarizzazione (anche quelli di stampo capitalista compassionevole).

Per la persona. Per essi vale la Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo (notare uomo singolo, “ritagliato” fuori della famiglia, clan, tribù o altro “corpo intermedio”). Poi ci sono le Dichiarazioni dei diritti di importanti gruppi sociali (donne,bambini, svantaggiati, malati,ecc.). Queste Dichiarazioni, nella loro bellezza, “maestosamente tacciono” nella realtà di tutti i giorni e di tutti i luoghi. A meno che non siano “agìte” da buoni Samaritani impegnati e attivi!

Per la famiglia, laici e affini, stanno ancora sognando la “liberazione” da…? Ancora scuotono la testa di fronte ai valori –“la concezione del desiderabile” - considerati ambigui e quindi discutibili? A furia di “liberarsi” non si sa più dove andare se non soli, isolati:Alla fine del suo esito si rivela come un enorme potente procedimento di alienazione umana, espropriazione di umanità” (Mario Tronti, 2009)

Alla comunità non credono, perché la ritengono ancora una gabbia troppo stretta, con valori addirittura asfissianti! La osteggiamo in particolare nella forma delle aggregazioni, in Italia, delle Comunità  immigrate;ritenute, quasi sempre , ghetti pericolosi.

Ma in questo campo, cioè della riproposizione, in positivo, della famiglia e della comunità, c’è una reazione importante. Filosofi marxiani o socialisti hanno riscoperto il valore della persona, della famiglia, delle comunità aperte, in dialogo tra loro e col mondo, tutto ripensato politicamente.

Il dialogo più fecondo è poi tra filosofi e ricercatori laici e credenti, con la riscoperta di non poter fare a meno del Soprannaturale. Ancora una volta segnaliamo la feconda ricerca condotta dalla Fondazione Centro Ricerca dello Stato - Archivio Ingrao - mediante la RivistaDemocrazia e diritto” e il Seminario Teologia Politica, a cura di Pasquale Serra.                                                                                            “Democrazia e diritto”                                                                                                      Il prossimo numero della Rivista  avrà questi articoli : “Perché la teologia politica”, di M. Tronti; “La teologia politica ovvero l’Incarnazione necessaria”, di E. Scoditti; “Per un tentativo di decostruzione dell’individualismo”, di G. Cotta; “Spazio della teologia e   spazio della politica nel pensiero di Giodano Bruno”, di P. Secchi; “Il tempo della fine del Eone cristiano. Teologia politica e Movimento operaio”, di Epimeteo; “L’Umano e la legge. Una teologia politica dell’Ebraismo”, di G. Guerra; “ Il Frammento teologico-politico  di Walter Benjamin.Politica messianica come nichilismo”, di V. Surace; “Del servo non-necessario. Sull’esercizio di Cristianesimo di Soren Kiekegaard”, di G. Petrarca; “Gloria di Dio e legge terrena. Un approccio cattolico alla Teologia politica “, di G. Cogliandro; “Stato e barocco. La Teologia politica di Karl Schmitt”, di G. Foglio; “ Il Katecon nella Teologia politica di K.S.. forza che frena o forza che trasforma?”, di R. Cavallo; “ L’analogia in K.S. e Giorgio Agamben”. Un contributo al chiarimento della teologia politica”, di F. Valerio Tomasi; “Antinomia e identità. Florenskij  e il problema del nome di Dio nella disputa dell’Athos”, di L. Marras; “Esperienza religiosa, simbolo, filosofia. La meditazione dell’ultimo Pareyson”, di M. Ivaldo; “Sergio Quinzio e la teologia politica”, di R. Fulco; “Per uno studio della filosofia interculturale di Raimon Pannikar”, di A. Calabrese; “Del confine della città. Un’osservazione sulla teologia civile di Vico”, di G. Goria;L’evoluzione della mente sociale democratica”, di A. Vinale ; “Politica della Immanenza” di R. Ciccarelli.