In margine alla
ricerche del CRS sulla teologia politica di S. Paolo
GRANDI GENEALOGIE
DEL PASSATO E INDIVIDUALISMO DI OGGI
E’ giusto
continuare a battersi per la famiglia e la comunità.
Considerazioni psico-sociali su persona
e comunità in tempi di individualismo…
Gli studi e le ricerche del Centro Riforma dello Stato (CRS), tra
l’altro, pongono il problema della secolarizzazione forzata del nostro tempo. Tutto sembra condurci a uno sterile
individualismo.
Come siamo giunti a tanto?
Genealogie del
passato In passato un uomo ( e poi anche una donna) non si concepivano se non
inseriti in una famiglia, clan, tribù…
Nella Bibbia si presentano moltissime genealogie, da Adamo in poi.
In quasi tutte le culture, gli antenati e l’albero genealogico, sono importanti. Fino a due
generazioni fa si diceva anche da noi: “Di
quale famiglia è? Di chi è figlio?”. Nelle classi sociali elevate si
parlava di “Casato”. Oggi permane,
con finalità non limpide, la domanda: “Da
dove vieni?”. Infatti, per collocare le persone in una scala di
importanza, si considera il territorio come una rappresentazione topografica o
geografica delle classi sociali … “Viene da lì, abita lì. Quindi
è…più in alto/in basso di me…”.
Ne sapevano qualcosa, nel recente passato, i provinciali, i “burini” – motteggiati senza pietà dai cittadini. Ne sanno ancora di più oggi
gli immigrati, cui si rivolge subito e con arroganza :”Da dove vieni?”.
Allora? E’ è destino che giungiamo all’individualismo (se non ci siamo
già arrivati)? Per fortuna restano alcune forme minime di “fraternité”: i servizi sociali
del “Welfare state”, l’obbligo di
soccorrere le persone in gravi difficoltà - pena “omissione di soccorso” -, i diritti dei bambini. Il processo verso
l’individualismo viene da lontano. Con
Certo, gli attacchi, non sempre disinteressati,alla
dignità della persona ( più pratici e persecutori che teorici), alla famiglia e
alla comunità , sono stati e sono durissimi.
La famiglia.
La famiglia è stata rappresentata come “ergastolo familiare”; sede di familismo
e di familismo amorale;luogo
di sopraffazione e violenze, in cui una volta la donna era “angelo del focolare” solo perché, come i
figli, non contava nulla...
Nella famiglia tradizionale estesa -fin che è esistita- il pater familias,
il capofamiglia, l’anziano,
era il padrone. Con soggezione di
tutti gli altri.
La scoperta dell’amore all’interno della famiglia, la libera scelta del
futuro coniuge, l’importanza fondamentale dei figli nella trama affettiva, la
famiglia aperta agli altri e al volontariato, sono realtà recenti.
Scopo dell’individualismo strisciante sembra essere quello di indurre i
singoli a restare soli davanti agli
interessi del mercato: perché diventino consumatori di prodotti e di
idee, senza freni familiari o di tradizione "domestica",
ecclesiale o culturale.
La comunità.
La comunità,
come famiglia di famiglie variamente
integrate, è stata bersaglio di attacchi altrettanto seri. Si afferma che la
comunità può scadere nel comunitarismo:
rete che imbriglia i singoli, gli individui
e li lega a regole di solidarietà nel bene e nel male…Dal ghetto alla mafia. A
tanto giunge la polemica!
Gli psico-sociologi hanno studiato a fondo i piccoli gruppi o gruppi sociali elementari, in cui ci si
conosce faccia a faccia e ci si
apprezza in quanto persone non per la funzione ricoperta in base ad un certo status e ruolo.E ne apprezzano i valori di
solidarietà.
Senza vere famiglie e vere comunità ,
resterebbe, come abbiamo detto, solo davanti al dio-mercato, l’individuo, cucinato a dovere dalla pubblicità per diventare massa;
senza sindacati veri, partiti politici veri, reti di solidarietà piccole e
grandi. E’ proprio questo che si vuole, più o meno deliberatamente? Solo il
volontariato e la partecipazione sociale e politica, più ampie e incisive,diventano un
antidoto importante:”Cinquantamila
candele spente non accendono una candela; una candela accesa ne accende anche
cinquantamila!”. Nel mondo del virtuale e di Internet si chiamano “comunità”
assemblaggi di persone e volti che comunità non sono:face book,twitter,you tube e altre reti varie, possono essere strumenti
di comunicazione, ma mancano della carica emozionale, vitale, della “con-presenza” effettiva e affettiva:due amici che
conversano davanti a due tazzine di caffè….Senza queste “qualità” primarie il virtuale è solo una
scimmiottatura.
La parola Comunità esercita
un certo fascino. Ne usano e abusano la “comunità
scientifica”, la ex “Comunità europea”,
Nasce la reazione alla deriva individualista.
Sempre “famiglia”… con la fin
troppo ovvia aggiunta : “cellula della società”!
E poi tutto si deve allineare, ovviamente, a questa idea di famiglia
tradizionale, di vaga concezione “patriarcale”. Un modello del tutto
tramontato, non solo nella legge, ma nel costume. Non si prende atto che ci
sono oggi vari modelli di famiglia e di reti di solidarietà tra i membri di
queste nuove famiglie. Si teme che,
accettando, pastoralmente, un po’ di nuovo, crolli tutto.
Idem per la comunità; da
difendere come principio e come prassi.
I cattolici fanno bene a difendere il valore della famiglia, oltre alle
singole “persone umane”. La grande concezione della PERSONA UMANA (dove
quell’“umana”, è una ripetizione rafforzativa), non pare avere conseguenze
forti e necessarie.Magari pensassimo che ogni uomo ha sempre e comunque
diritto al rispetto e alla dignità, in qualsiasi situazione! Forse però i
cattolici, nel dibattito pubblico, dovrebbero usare più il fioretto che lo
spadone. E poi non stare sempre a polemizzare con il mondo intero! Si vivano
prima al proprio interno i valori che si vogliono difendere ,
diventando di più quello per il quale si batte. Qualche buon segnale c’è già in
giro.
Per
Oltre alla liturgia, la vita comunitaria comporta, appunto, l’apertura
verso i poveri, gli immigrati, la comunità civile nel suo complesso, l’umanità
intera.
E i cosiddetti laici? Non
hanno niente da dire sulla persona
umana, la famiglia e la comunità?
Qualcosa (o molto) si muove anche in questa galassia di laici, laicisti, agnostici e militanti
della secolarizzazione (anche quelli di stampo capitalista compassionevole).
Per la persona. Per essi vale
Per la famiglia, laici e
affini, stanno ancora sognando la “liberazione” da…? Ancora scuotono la testa
di fronte ai valori –“la concezione del desiderabile” -
considerati ambigui e quindi discutibili? A furia di “liberarsi” non si sa più
dove andare se non soli, isolati:”Alla fine del suo esito si rivela come un enorme potente procedimento
di alienazione umana, espropriazione di umanità”
(Mario Tronti, 2009)
Alla comunità non credono,
perché la ritengono ancora una gabbia troppo stretta, con valori addirittura asfissianti! La osteggiamo in particolare nella
forma delle aggregazioni, in Italia, delle Comunità immigrate;ritenute, quasi sempre ,
ghetti pericolosi.
Ma in questo campo, cioè della riproposizione,
in positivo, della famiglia e della comunità,
c’è una reazione importante. Filosofi marxiani o socialisti hanno riscoperto il
valore della persona, della famiglia, delle comunità aperte, in dialogo tra
loro e col mondo, tutto ripensato politicamente.
Il dialogo più fecondo è poi tra filosofi
e ricercatori laici e credenti,
con la riscoperta di non poter fare a meno del Soprannaturale. Ancora una volta
segnaliamo la feconda ricerca condotta dalla Fondazione Centro Ricerca dello
Stato - Archivio Ingrao - mediante