NON SOLO LATINO...

TEMPORA LABUNTUR

CENSU PRIVAMUR AVITO

PRIVAMUR FLUXUS

AT MANET USQUE GENUS”.

Questo testo figura alla base di una colonna (lato interno) nel primo chiostro del Monastero di Santa Scolastica, in Subiaco.

Al termine di un elenco di feudi governati dall’Abbazia Sublacense, quella scritta, commentando una delle vicende storiche che tolsero a Subiaco alcuni feudi, afferma:

“I TEMPI PEGGIORANO

SIAMO PRIVATI DELLE TRADIZIONALI FONTI DI REDDITO

E ANCHE DI QUELLE VARIABILI

MA RESTA IN NOI L’ANTICA TEMPRA”.

 

Certamente si potranno fare una “introduzione” storica e una traduzione più filologicamente esatte.

Fin qui il quiz proposto dall’Università Popolare di Subiaco, attraverso il presente sito web.

Lettura attualizzata del testo

Qui ci interessa però il senso generale. I monaci benedettini di Subiaco del tempo rivendicavano fieramente di voler reagire con forza morale alle circostanze nuove, segnate da dolorosi “tagli”.

Anche oggi i Monasteri Benedettini di Subiaco, facendo leva sul molto che rappresentano sul piano religioso, artistico e culturale, reagiscono al pericolo di un “ridimensionamento”.

Da qui:  Liturgia e catechesi; pubblicazioni specializzate; opere edilizie e restauri; intese con il Ministero dei Beni Culturali - formalmente  proprietario di tutto, a partire dalla Biblioteca del Monumento Nazionale di Santa Scolastica –; collaborazione con la CEI, incontri di studio; premi internazionali e  accoglienza per pellegrini e visitatori. L’Abbazia cresce nelle sue strutture, con le sue attività spirituali e culturali, “come la lumaca che si costruisce nel tempo la sua casa”, secondo un’espressione del P. Abate Dom Meacci.

Sorgerà anche, in collegamento con l’Università Benedettina di S. Anselmo in Roma-  sviluppando una prassi in parte già in atto - una Cattedra benedettina sublacense di spiritualità? Lo speriamo. Ce ne sono tutti i presupposti. Nascerà dell’altro? Quelli sublacensi sono, come è giusto, Monasteri vivi e attivi, e contemporaneamente Santuari nei quali si pratica l’accoglienza di fedeli e ospiti, per la vita liturgica,e poli di attrazione per tutti. Sono anche insigni mete culturali. La recente “visita”di una  settimana  nei Monasteri di Subiaco della  Madonna pellegrina di Fatima - ha ancora detto il P. Abate Dom Meacci -  è stata voluta per implorare la protezione celeste sulla Comunità Benedettina orante ed anche per la devozione dei  moltissimi laici convenuti da ogni parte: “Sosta di ascolto e preghiera”.

Attualizzazione anche per Subiaco e il “Sublacense

Analoga considerazione va fatta per la comunità civile di Subiaco e per l’intero Sublacense (territorio della ex Abbazia Nullius”).

Questa città di Subiaco ha perso nel tempo ogni centralità effettiva e formale rispetto al “suo” territorio. Non più istituzioni e Uffici, di cui Subiaco era il perno. In un certo Subiaco è passata da “piccola capitale” a periferia del Lazio. Restano l’Ospedale “Montano”, le scuole  superiori, il Parco Naturale dei Simbruini e la Comunità Montana dell’Aniene... Questi due ultimi Enti hanno sede fuori di Subiaco per comodità di funzionamento, ma perdendo ogni valore simbolico di sedi significanti e “unificanti”.

Molto malessere diffuso, delusioni, scontento - anche tra i giovani  - derivano anche da questa ormai percepita “mancanza di centro”, dalla perdita dell’antico ruolo unificatore. Tutta l’instabilità  e il senso del degrado ha anche questa impalpabile spiegazione. Ci si sta rendendo conto di che cosa ci sia effettivamente capitato!

L’unico modo per reagire alla frustrazione è rimboccarsi le maniche, aguzzare l’ingegno, e valorizzare quello che Subiaco ha e avrà. Non ripetiamo l’elenco delle nostre risorse, degne di un sito Patrimonio dell’Umanità...

Non è mai troppo tardi, se veramente siamo restati di forte tempra, per collegarci – come istituzioni e come cittadini - con altri Comuni grandi e piccoli e ideare una politica di sviluppo globale, pensando che “il futuro ha cuore antico”.

Non mai troppo tardi per scoprire e allearsi con Tivoli, Fiuggi, Palestrina, Carsoli, Anagni; con il Lazio, l’Italia e l’Europa, nel segno dell’unità di tutta la Valle dell’Aniene, da Filettino a Ponte Mammolo. E non solo per il turismo e la cultura, ma anche per i trasporti, l’economia e il lavoro...Insomma, ancora una volta:”Ora et labora”.

Per i Monasteri e per Subiaco l’Europa è un ideale di grande valore, capace di risvegliare energie delle generazioni adulte e giovani. Questo può essere un nuovo simbolo alto nel quale riconoscerci: S. Benedetto e l’Europa.