Sui problemi
educativi
Un pensiero di Paolo VI. ”Il contesto culturale in
cui l’opera educativa si realizza è segnato dall’incontro e dal confronto tra
la tradizione cristiana e la modernità. Le giovani generazioni sono,
infatti, le più sensibili al fermento del tempo moderno, così che, da una parte esse sentono”L’INQUIETUDINE
DELLE FORME, DEGLI SCHEMI IN CUI LA GIOVENTU’ E’ STATA EDUCATA FINO AD OGGI”
(Paolo VI), mentre dall’altra nel loro animo
irrequieto sognano “DELLE FORME NUOVE”
per la loro educazione.’(Angelo Maffeis, da Istituto PaoloVI,Brescia,
n. 60).
Tentiamo un’ ulteriore riflessione.Nell’iniziazione cristiana dei piccoli si
continua a dare peso a forme di comunicazione di stampo scolasticistico. Si dà per
scontato che i piccolissimi respirino in famiglia un clima di preghiera e “Narrazione”
cristiana, vadano in chiesa con i genitori, “vedano” feste religiose e
processioni, magari stando in braccio o al collo dei genitori. Ma è sempre
così? O non sarà il caso che la comunità cristiana, mediante volontari
preparati, si occupi dell’iniziazione alla Fede dei giovanissimi, prima ancora
che giungano in prima elementare? Dai quattro ai sei anni, quando sono già “nativi” nell’uso del computer e dei
videogiochi, non si deve tentare di comunicare, in modo adatto, un primo
Annuncio di Fede? A sei anni potrebbe essere troppo tardi.
La biblista Sofia Cavalletti ha elaborato per loro un metodo
attivo, derivato dal Metodo Montessori, denominato “Catechesi del Buon Pastore”. E’ un percorso
complesso per i catechisti, ma affascinante per i bambini.
Un esempio. Si vada in una chiesa, col bambino, in un
momento in cui non ci sono celebrazioni in atto. Si avrà tempo di mostrare e
spiegare, un po’ alla volta, tutti i grandi simboli qui presenti: l’altare, il
Tabernacolo, le sante icone. Poi sarà il bambino a riprodurre, in miniatura
quei simboli. E così via.
Occorre riconoscere
che la prima infanzia è oggi un punto cruciale per le “radici” cristiane della
Fede. Poi viene il periodo scolare con l’IRC, di cui deve ancora esser fatto un
bilancio su qualità ed esiti effettivi. Parallelamente in Parrocchia si svolge
la preparazione ai Sacramenti…
Allora va tutto bene! Ma come mai, dopo la Cresima -
definito con amarezza il “Sacramento dell’addio” alla pratica cristiana – si nota
un fuggi-fuggi quasi generale?
Passando all’educazione “tout-court”,
senza smentire la
migliore tradizione, occorre rinnovare l’educazione familiare, in presenza dei
“media” domestici; dare strumenti e contenuti rinnovati alla scuola, dominando
i mezzi informatici, proprio mediante
una buona didattica informatica di tutte le discipline e l’insegnamento della “netiquette”,
cioè le buone regole per la fruizioni dei media, a scuola e fuori.
E’ un continente nuovo, per i catechisti, gli insegnanti, i genitori,
i volontari dell’associazionismo giovanile. Già Paolo VI lo aveva intuito.
g.c.