Invito a...

ROCCA SANTO STEFANO

A’ rivinutu Stefanu alla Rocca,                                                                                                          

 l’ha reportate le belle canzuni....”.                                                                                                      

Così cantavano fino ai primi del Novecento i mille e più “Roccatani” di Rocca Santo Stefano.

Allora così arrivavano le novità da Roma, Tivoli e Subiaco. Adesso, oltre a radio, televisioni e Internet, per fortuna arrivano anche le persone e i gruppi in visita turistica. Vi si giunge attraverso la Via Empolitana dopo gli Arci di Tivoli e proseguendo per la Via Empolitana II e oltrepassando Gerano; da Subiaco per la Via della Cona; con autolinee Cotral da Ponte Mammolo.

Castello, antiche chiese, un centro storico intatto, castagne marroni” e “gnoccacci”: sono le specialità del luogo in grado di attirare ogni turista. E poi boschi di castagni e lecci tutto intorno.

La valle della Cona era la via più breve per raggiungere la Campagna Romana e Roma a dorso di mulo da Subiaco fino a tutto l’800. E questo spiega la stessa nascita di Rocca Santo Stefano, a guardia della strada, allora adatta a muli e carri campestri.

La Cona è un’ampia valle ad U percorsa dal Rio Trave. Si è molto indagato su questo nome, per concludere che non è altro che CUNA, vale a dire culla, in latino!

Il paese si è attrezzato per ogni esigenza del turista: ristoranti Alberobello e The King, Forno Colanera per acquistare pane,gnoccacci, salame del re e pizze di Pasqua. E poi, visite nel centro storico, al vicino Sacro Ritiro Francescano, sulla via per Bellegra.

Per le informazioni turistiche, culturali e gastronomiche ci si può rivolgere al cortese impiegato comunale Benedetto Ciancarella tel.06.9567304, fax 06.9567373 mail comune.roccasantostefano@tin.it.                                                                                                          Ma andiamo con ordine.

Il primo nome di Rocca Santo Stefano fu Rocca d’Equi. Nel500 d.C. la popolazione, dapprima sparsa, si riunì intorno alla chiesa di Santo Stefano e al Castello. Il Rio Trave separava il territorio appartenente al Benedettini di Subiaco dalla Diocesi di Palestrina. Nei pressi c’era il paesino di Toccianello, che si ribellò ai monaci a causa della sgradita gabella. La popolazione, guidata dalla mitica Rosa si rifugiò nella Rocca Santo Stefano, che divenne più forte. Intorno al Castello sorsero molte case e un lazzaretto.Con il passaggio del feudo alla famiglia nobiliare CECI (poi Ceci-Bove), Rocca Santo Stefano assunse definitivamente questo nome. Il resto della storia è legato alle vicende dello Stato Pontificio e, dal 1870, dello Stato Italiano, come Comune autonomo(tranne un breve periodo in cui fu Frazione di Bellegra).

La leggenda narra che in località Morra Coperta si nascondesse un tesoro in marenghi d’oro, con un fraticello-guardiano che impediva a chiunque di avvicinarsi.  Questa fortuna nascosta in un pozzetto ancora deve essere rinvenuta... Chissà!

Più concretamente, la fortuna consiste nelle attrattive turistiche e culturali: in particolare le chiese di Santo Stefano e  di Santa Maria Assunta e il Castello, ora di proprietà della Parrocchia

La festa grande – patronale - è il 3 agosto, con processione e giochi; oltre alla festa del 26 dicembre. Nel giorno del Corpus Domini c’è l’Infiorata, a cui artisti-allestitori si sono esibiti anche al festival di Pietra Ligure. Perché la loro opera regge il confronto con le Infiorate di Genzano e Gerano

Antichi mestieri , legati all’abbondanza di legname ed erano bottari” e “tinozzari”: e non si sono perduti del tutto.Così pure “arche” e cesti di vimini.

Personaggi storici famosi sono: la ricca signora Rosa - che, come abbiamo visto, venne da Toccianello; il Padre Pellegrino Ernetti, già docente di canto gregoriano alla Fondazione Cini nell’Isola di S. Giorgio Maggiore a Venezia, autore d’importanti pubblicazioni. Oggi è in attività una Banda Musicale e il Coro polifonico “S. Sebastiano”. Altro personaggio notevole fu Mons. Mariani, nell’Ottocento proprietario di tutta la piana e generoso con i Roccatani.

E poi c’è un albero, anzi l’ ALBEROBELLO, un leccio storico si può definire anch’esso un “personaggio”. Oggi i forestali lo definirebbero un “patriarca.Figurava già nell’affresco settecentesco col panorama di Rocca S. Stefano nella Rocca Abbaziale di Subiaco, quasi  simbolo del paese. Trasformato, curato, con la chioma squadrata, è ancora lì, ad abbellire il gran ristorante.

Da Rocca S. Stefano si può visitare Bellegra (a 2 km) – con Convento Francescano –il Sacro Ritiro fondato dallo stesso S. Francesco – con piccolo museo; camminare lungo il percorso ecologico fino alla Fonte della Nocchietta e alle Grotte dell’Arco- notevole fenomeno carsico; Subiaco (ad 8 km) e Capranica Prenestina, col Monte Guadagnolo e il Santuario della Mentorella.