FRATEL ROBERTO MANCINI, MISSIONARIO SAVERIANO SUBLACENSE IN INDONESIA

E’ rientrato in questi giorni a Subiaco il missionario saveriano FRATEL ROBERTO MANCINI, provenendo dalla sua terra di missione in Indonesia, dove vive e opera da circa quarant’anni. Ha assistito per tre anni i lebbrosi, per diciassette anni i “trasmigrantes” di origine  giavanese e per 20 anni i lavoratori poveri delle piantagioni  nelle Isole Mentawai. Ovunque ha portato generosità e competenza, soprattutto nella promozione dell’innovazione nell’agricoltura e nell’allevamento. La sua conoscenza della lingua e della cultura indonesiane sono una risorsa fondamentale.

Fratel Roberto è figlio della terra Sublacense e frequentatore assiduo della Chiesa e delle attività giovanili di Azione Cattolica in S. Maria della Valle. La sua famiglia era radicata nella pratica cristiana. Così Roberto crebbe nella disciplina del lavoro in campagna e dell’evangelizzazione (allora si diceva “apostolato”) tra i giovani di A.C., sulle orme di Dante Orlandi ( che poi andrà con il Movimento dei Focolari in Argentina, restandovi fino alla sua serena morte).

Aveva maturato le sue scelte umane e cristiane quando si orientò verso la missione, dove avrebbe testimoniato Gesù Cristo, anche mediante la promozione umana tra i contadini e pastori indonesiani.

L’ambiente indonesiano, maggioritariamente musulmano, non gli ha impedito di farsi apprezzare per serietà, competenza e disinteresse personale.

Le tensioni presenti nella società indonesiana si fecero comunque sentire anche a lui.

Talvolta, in viaggio nella corriera, si è sentito apostrofare perché mai non si fosse sposato, visto che per l’Islam “ il matrimonio è la metà della religione”. Egli rispondeva amabilmente che aveva sposato una causa più grande: Gesù Cristo, la Chiesa, la missione e il popolo indonesiano.

Ma in modo più brusco il Governo indonesiano impose a tutti i missionari: o diventate cittadini indonesiani a tutti gli effetti, oppure via di qua! Egli scelse di rinunciare alla cittadinanza italiana per quella indonesiana. Il suo passaporto indonesiano gli impose una serie di laboriose prassi alle frontiere e negli aeroporti europei e italiani come “extracomunitario”. Ha avuto il coraggio di scegliere. Recentemente ha riottenuto il passaporto italiano. Sono intanto arrivati anche altri Fratelli saveriani, accanto ai sacerdoti destinati alle rare Parrocchie cattoliche.

Tornando altre volte a Subiaco, tra i suoi parenti e amici, riceveva qualche piccolo aiuto. “Altre vacche da comprare per i miei amici indonesiani!”, diceva. Maria Lozzi si è impegnata ancora una volta a realizzare una colletta fra gli amici, pro – Indonesia, dove restano gravi problemi.

Questa volta il ritorno a Subiaco (e nella Casa saveriana presso Como) ha una solennità particolare. Nelle intenzioni di Fratel Roberto, la sua ascesi cristiana e missionaria è a un punto alto. I suoi superiori saveriani lo hanno inviato, secondo la prassi, per nove mesi, ad un corso di “formazione permanente” per rafforzare la sua spiritualità e la sua opera missionaria.

Gli amici di Subiaco, tra cui il P. Abate Dom Mauro Meacci, gli augurano ogni bene: salute, gioia e speranza cristiana.