Conferenza - stampa a Roma -S. Egidio di Mons. PIERRE DUMAS – Vescovo in HAITI

 Mons. Pierre Dumas, giovane vescovo, si è formato a Taizé (a contatto con Roger Schultz) e a Roma. E’ amico della Comunità di S. Egidio e ha fondato un “gruppo” ad Haiti, dove è anche presidente della Caritas locale.

Nella mattinata era stato ricevuto dal Papa e dalla CEI. Ha ringraziato la stampa italiana, ma ha pregato di non dimenticarsi di HAITI, passata l’emergenza :Non si può cancellare HAITI”.

Il terremoto è stato del 7° grado. Il bilancio di perdite , impressionante:

-180.000 morti accertati;

-195.000 feriti;

-200.000 scomparsi;

-30 seminaristi morti, con 1 professore;

-15 suore morte; sono morti l’Arcivescovo, il Vicario e l’Assistente:

-1 milione di senzatetto;

-1milione e 500 mila emigrati “forzati”verso la Repubblica Domicana, gli USA e la Francia;

-75% delle case distrutte( in qualche centro, il 90%) perché mal costruite;

-gli archivi e le biblioteche sono andati perduti;

Tutto il Paese è stato in qualche modo colpito: i sopravvissuti sono traumatizzati e sobbalzano al minimo rumore.

Porto inagibile e aeroporto ad agibilità ridotta.

Haiti non esiste più?  Sono crollati gli edifici e i simboli di qualunque potere costituito. Sono fuggiti i 5.000 carcerati…ma, nonostante le apparenze, i delitti non sono aumentati. Gli Haitiani sono pacifici e vogliono risollevarsi con le loro forze e la loro Fede. Vescovi e preti vivono sotto le tende con i loro fedeli, cattolici o protestanti.

MA ORA MANCANO RISO, FAGIOLI E PASTA. L’acqua sta tornando.

Ci sono 500.000 donne incinte e bambini, donne e anziani soli, bisognosi di tutto.

Non perdiamo Haiti. Anzi incominciamo un nuovo costume mondiale: aiutiamo HAITI e gli altri Paesi poverissimi, in spirito di solidarietà.

Il primo popolo nero indipendente della storia moderna merita rispetto.

Agli Haitiani che lavorano nell’Isola come volontari occorre dare una modesta paga giornaliera, per rimettere in moto il commercio locale.

Tutto il bilancio haitiano vale quanto quello di una singola Università USA…

Oggi non servono discorsi o polemiche… occorre carità intelligente, rapida, responsabile, coerente, improntata a senso di umanità, non a “militarizzazione” o burocratizzazione.

Aspettiamo mani amiche, con gratuità e bontà, com-passione. Non sostituire gli haitiani, sostenerli nella loro autonomia.

Il terremoto è stato una punizione divina, per la magia? Assurdo! Sono morti i più cattivi? Altra assurdità.

Qualche piccolo miracolo di inedita collaborazione c’è già stato: medici USA e medici cubani lavorano insieme; da Santo Domingo sono giunti aiuti e accoglienza dei profughi…

La Chiesa haitiana c’è; la Caritas c’è. Occorrono nuova freschezza e nuovi simboli di unità nel bene: dall’ONU, agli Stati, alle ONG, ai singoli. Chi è più avanti nelle costruzioni dia una mano per ricostruire; chi ha una tradizione sanitaria migliore venga ad Haiti; chi ha capacità educative le dimostri qui. Attendiamo il sostegno agli attori locali credibili. E non mancano.

Speriamo che non manchi  in futuro la bontà del Mondo intero, inaugurando nuovi simboli di pace .Due proverbi haitiani, per concludere: “ I buoni conti fanno i buoni amici” e ”I buoni amici non lo sono solo per un giorno, ma per sempre!”

(Sintesi a cura di G.C.)