PRESENTAZIONE

del libro Per una critica della secolarizzazione

a cura di Pasquale Serra.

Ne hanno discusso FRANCO CARDINI E MARIO TRONTI

Ha presieduto Walter Tocci.

Sala della Pace della Provincia di Roma

 

Walter Tocci ha introdotto l’incontro presentando Franco Cardini e Mario Tronti, nonché il curatore del volume - frutto di un seminario presso il CRS - Pasquale Serra.

Sintesi

CARDINI -

Oggi l’Occidente vive una grave crisi politica, culturale e sociale. E’ l’estrema maturità della coscienza europea? Un frutto troppo maturo cade dall’albero!

Alla caccia di sempre maggiori “liberazioni”, prima dalla teologia, poi dalla corresponsabilità sociale, abbiamo avuto una politica “liberata” dalla morale e dall’etica.

Cominciò il Machiavelli, ma poi tutto è andato oltre...

Siamo ormai all’individualismo,  all’individuo solo, libero da tutti gli ostacoli ma schiavo della volontà di potenza individuale. Dai diritti umani ai diritti individuali irrelati rispetto alti altri: “Tutto si può fare!”.

Cominciamo ora a critica:

-la DESACRALIZZAZIONE rompe la catena d’oro che tiene il cosmo, il sacro e Dio, il totalmente altro...

Con l’Incarnazione, il Cristianesimo ha desacralizzato l’universo. (Non così l’Islam e l’Ebraismo).

-La LAICIZZAZIONE ha tolto potere al Clero a favore dei Laici, Popolo di Dio. Con vari tentativi di religione civile. Nel 1806 ha un momento simbolico: finisce il Sacro Romano Impero. A Vienna è esposta la Santa Corona, con le 12 gemme che alludono al pettorale dei sacerdoti dell’antico Israele.

Oggi la perdita di senso va contrastata a favore del vivere in comune: dall’individuo che diventa massa alla persona sociale, fondata su valori ordinati.

Dal “Ballo Exelsior” delle magnifiche sorti e progressive e dei lumi invincibili della scienza, alle nuove corresponsabilità sociali.

L’eclissi del sacro" ipotizzata da Sabino Acquaviva nei lontani anni ’60 non c’è mai stata. Il cosiddetto ritorno al sacro è un equivoco causato dal fallimento della secolarizzazione, che ci ha reso "liberi”... come quando non si sa dove andare”.

Tra il’600 e il’700 si è perso il contatto con l’animale sociale.

Papa Giovanni Paolo II ha sintetizzato la situazione affermando che da Dio si è passati a “io”, lasciando cadere la D!

TRONTI

Il libro è “mosso”, risentendo, com’è giusto, dei diversi apporti e delle varie sensibilità. La secolarizzazione rappresentò un progresso, ma nell’ambiguità: ci ha imprigionati nel capitalismo e nell’individualismo.

La cultura come disincanto del mondo (Max Weber) ci ha fatto gettare con l’acqua anche il bambino...

Oggi l’incipiente critica della secolarizzazione ci spinge a riformulare il rapporto uomo-sacro. Siamo stati ridotti ad individui.”Libero è bello”: ma non è bello l’indivualismo.

Allora, regredire al comunitarismo chiuso ? Al “posto fisso”?

No. Si tratta di dare spazio alla dimensione politica.

La secolarizzazione e la laicizzazione - processi impliciti nella storia moderna ( ma da controllare e criticare)  ci hanno emancipato ma non liberato.

Spingersi verso la tentazione antimoderna, al ritorno puro e semplice alla tradizione, all’autorità, al potere?  Non è possibile né desiderabile! Occorre non restare passivi. L’ideologia della secolarizzazione resta il dominio, il nichilismo debole e distruttivo.

Il rischio è il fondamentalismo secolare, l’orgoglioso “divinizzarsi" della volontà di potenza dell’uomo singolo.

Da questa situazione si esce solo politicamente.

C'è salvezza nella storia? O vale solo la salvezza ultramondana?

Il Cristianesimo ( con l’Incarnazione) - se bene inteso - è una risorsa politica di trasformazione del mondo.

La politica - a sua volta, se bene intesa- non gestisce ma trasforma il mondo.

W. TOCCI - Derrida afferma... che Dio chiamò Abramo “ ma senza i giornalisti!”. Non rinunciare alla Trascendenza nella trasformazione del mondo.

Ecco tre segni e forme della secolarizzazione estrema. Gesù soffre nel Getzemani e intanto...Giuda tradisce;Pietro rinnega;gli altri Apostoli dormono.

Solo dopo la Pentecoste gli Apostoli uscirono e parlarono in più lingue.

Così dobbiamo fare noi, nel nostro tempo e nel nostro mondo, in qualche modo possibile.

(Appunto di G.C.)