PERSONE CON DISABILITA’

di Camillo Ripamonti, del Centro S. Fedele .MI

L’autore trae spunto dal volume di Scianchi M. “LA TERZA NAZIONE DEL MONDO –DISABILI TRA PREGIUDIZIO E REALTA’”.

Ogni persona disabili ha una sua peculiare individualità. Ognuno ha i suoi bisogni in termini di accoglienza, di non-discriminazione e non- esclusione. Si tratta di agire in maniera positiva, etica, civile: non solo per “buonismo”. La definizione di persona con disabilità è cambiata. Oggi è “il risultato di una relazione complessa tra le condizioni di salute di una persona e i fattori personali e ambientali che rappresentano le circostanze in cui questa vive”. In altri termini, se noi disseminiamo un ambiente di trappole e “barriere” saremo tutti disabili, anzi handicappati! I disabili possono avere limitazioni: nel movimento, nella vista, nell’udito o nella parola. Poi ci sono, purtroppo, combinazioni plurime di disabilità.

L’Avv. Nocera, pedagogista non vedente, racconta che in un albergo, mentre egli stesso e un suo collega vedente si accingevano a radersi la barba, mancò improvvisamente la corrente elettrica. Il vedente esclamò: “ E adesso come faccio?”. Al che, l’Avv. Nocera: ”Adesso sei IN SITUAZIONE di handicap!”.

In Italia, situazione statistica-sociologica:

-le chiamiamo adesso “diversamente abili”, ma non è questo che più conta… anche se le parole pesano;

-sono circa 2,6 milioni di persone;

-i minorenni sono integrati nelle scuole comuni, con o senza insegnanti di sostegno, anche se con le norme taglia-fondi e posti del Ministro Gelmini tutto sta divenendo più difficile: tutti gli insegnanti del futuro dovrebbero essere formati anche per sostenere alunni disabili nelle classi comuni, possibilmente non affollate;

-gli edifici scolastici sono spesso fonte di problemi, per gradinate,ascensori assenti o non adattati, bagni non adattati, mancanza o scarsità di sussidi didattici specifici per i vari tipi di disabilità ( mancano ad esempio i libri con alfabeto Braille);

-nelle città la vivibilità migliora, con l’abbattimento delle multiformi barriere architettoniche e funzionali, ma molti Comuni si sono “fermati” per ragioni di spesa;

-200.000 sono ancora ospiti delle strutture residenziali;

-l’ANFFAS e le altre benemerite Associazioni di disabili e famiglie di disabili si impegnano a fondo, nella scuole, nei Centro polifunzionali autogestiti, nella Fondazione “Dopo di noi”, e apprezzano e difendono l’integrazione nella scuola di tutti;

- la maggior parte dei disabili sono anziani ultraottantenni, e tra questi, in maggioranza sono donne;

-per fortuna, anche grazie alle “badanti” e ai servizi di assistenza domiciliare, il 93% delle persone IN SITUAZIONE DI DISABILITA’ non sono istituzionalizzate ma è  a casa propria;

-la famiglia, come risorsa fondamentale, sovraccarica di funzioni, provvede a tutto e per il 50% dei casi è lasciata sola;

-il 66% dei disabili è fuori del mercato del lavoro: o perché sono già pensionati e perché inabili veri e propri (“21,8%).

L’85% ha un reddito da pensione.

RETI DI AIUTO ALLE FAMIGLIE: parentela, vicinato, le associazioni di famiglie interessate  (  come l’ANFFAS) , i volontari preparati con appositi corsi, enti locali, legislazione regionale e nazionale ( senza tagliare sui fondi).

Occorre una maggiore integrazione:

- a livello di quartiere o piccolo Comune;

-         nelle Provincie e regioni (nell’Italia Centrale le famiglie lasciate sole sono il 41,9%, nel Sud il 53,7 %; nelle Isole il  57,3%.                                                   -Al Nord va un po’ meglio.

Conclusione

Non fermarsi. C’è ancora molto da fare, in Italia, in Europa, nel mondo, per i disabili, questo popolo grande, il terzo nel mondo!                                                   G.C.