MARIO LAURI
Mario
Lauri è stato un sublacense testimone delle
ristrettezze dell’immediato dopoguerra. Ricco solo di sogni di cultura
letteraria e classica,
ha lavorato in Roma come maestro elementare, come tanti altri “provinciali”, nei secoli, prima di lui.
Dopo
una infanzia segnata drammaticamente dai bombardamenti
e dalla perdita della casa ,visse per
anni con altre famiglie “sinistrate”
nelle stanzette del Palazzo della Missione.
La
famiglia non se la passava bene, ma
aveva osservato che questo ragazzo timido era uno scolaro e uno studente
attentissimo, anzi straordinario.
Fecero
i salto mortali , i genitori, i parroci e i professori per mandarlo alle scuole per i più ricchi. Il
suo sogno dichiarato era il Liceo Classico per studiare i classici greci e
latini.
Se
tutto fosse andato liscio, con qualche soldo in più, sarebbe andato appunto al
Liceo Classico e all’Università, per la laurea in Lettere classiche. Non andò
oltre il Ginnasio.Ma questo
lo segnò stabilmente.
Ecco,
la letteratura, la poesia - soprattutto latina e greca - erano la sua passione
manifesta, la lettura quotidiana.
La
grande timidezza, unita ad una certa discontinuità nello sforzo dello studio
sistematico, lo fecero arrivare alla maggiore età, ancora in ricerca.E senza un lavoro.Anzi lavorando moltissimo per aiutare nello studio,
fare traduzioni, assistere agli esami di studenti più giovani e anche meno
giovani di lui.
Amici
adulti lo indussero ( quasi lo costrinsero) a presentarsi da privatista agli
esami di Abilitazione Magistrale ( così si chiamava allora
Chi
lo conosceva bene lo apprezzava molto. Gli altri ne notavano solo la grande
timidezza e ritrosia.
Già
da giovanissimo Mario Lauri aveva
subìto il fascino della politica, della cultura politica, dell’impegno
elettorale ( fu Propagandista dei Comitati Civici e come tale girò per alcune
Regioni Italiane, in particolare
A
Subiaco si rendeva utile in mille modi, nelle ripetizioni ai più giovani, nel
prestito di libri, nell’animazione politica svolta in buona fede secondo lo
stile del tempo (comunismo/anticomunismo).
Ebbe
amici tra i sacerdoti più còlti, tra i professori,
tra gli studenti più fortunati perché di famiglie “borghesi”.A Roma, anche con qualche
scrittore e ricercatore universitario.
Scrisse
saltuariamente composizioni letterarie, che mai pubblicò.
Si
ammalò seriamente e si fece amici anche medici e volontari dell’Ospedale
Umberto I, proprio per la sua spiritualità cristiana e la sua cultura.
Con
la sua morte, nel quartiere romano di Ponte Milvio,
tutti quelli che ruotavano intorno alla scuola, dal dirigente scolastico, ai
colleghi, alle famiglie , lo hanno a lungo rimpianto,
riconoscendo i suoi meriti umani e professionali.
Resta
nella memoria di quanti lo conobbero come un appassionato della vita,della
famiglia, della cultura classica e della scuola.
A
lui la memoria riconoscente.
G.C.