La riflessione
La questione ROM e SINTI
Sui Rom, Sinti e Rumeni in Italia e a Roma ne abbiamo sentite di tutti i colori. In queste settimane abbiamo perduto la testa, a causa della paura.
I PP. Scalabriniani e
Ecco, la questione dei Rom e Sinti... Zingari: nostre paure secolari.
Condannati a fingersi ancora oggi nomadi. Con le tradizionali risorse del commercio dei cavalli e dei lavori in rame ormai spente...
Venuti tra noi dal Nord dell’India nel 1400, da sempre sono stati rifiutati dalle popolazioni stanziali (conflitto arcaico tra nomadi e stanziali, come tra popoli cacciatori e agricoltori)) e quindi, per sopravvivere, si sono costruiti una cultura effettivamente dissonante con le culture dominanti nei vari Stati nazionali attraversati.
Cominciarono a fingere: di essere Crociati di ritorno da Gerusalemme, con un loro mitico re; di essere perseguitati in India da popoli invasori violenti; parlavano tra loro cercando di non farsi capire...
Si esibirono in musiche originalissime.
Elaborarono un loro codice che non ha alla base il concetto di fedeltà ad un suolo determinato e ad un lavoro continuativo: solo viaggi e lavori creativi, ricerca della sopravvivenza a tutti i costi, facendo anche affidamento sulla ingenuità dei “gagé”, gli altri. Veniva loro impedito di stabilirsi e di dedicarsi al commercio. In alcuni luoghi uccidere, come a caccia, uno zingaro, non era neppure considerato reato! Accattonaggio, chiromanzia e furto furono le maggiori devianze.
Solo l’impatto con la cultura nazionale attraverso la scuola rompe questo circolo vizioso, insieme con un lavoro e una casa.
Quindi scuola per tutti i nomadi, un lavoro e una vera casa sono la medicina per il male dei nomadi e a causa dei nomadi. Ma provate a cercare di passare alla realizzazione.
Nelle scuole - come sanno bene le insegnanti dell’Opera Nomadi e della Caritas - trovano difficoltà immense anche nell’ostilità dei genitori degli “altri” alunni.
Chi poi dà un lavoro a un Rom? Ma chi lo ha fatto non è andato deluso.
La casa? Ma se un Comune fa un campo nomadi appena un po’ decente e regolare, tutti insorgono perchè lo si faccia più in là e perché si spendono troppi soldi.
E’ la “profezia che si autoadempie”: “non cambieranno mai, non si integrano”, si ripete. Ma se cercano di farlo davvero, sono guai!
La via più praticabile ora è la scuola: dapprima scuole nei campi-nomadi e, appena possibile, alunni Rom direttamente nella classi comuni.
Piccolissimi insediamenti “familiari”, poi case popolari, come tutti, diffuse dappertutto. Infine (ma non in ordine di tempo) il lavoro, difficile sì, ma come per tutti.
Qualche diversità resterà sempre (e deve restare!): non nella dignità, nei diritti e doveri di uomini e di cittadini, ma nella lingua, nelle musiche, nell’artigianato, nella poesia, nel culto religioso.
E magari per vivere in una casa stabile, con annessa roulotte, per andare e tornare, senza frontiere!
(G.C.)