CHE SORTE AVRANNO LE VARIE FORME DELLO STATO SOCIALE A FAVORE DEI PIÙ POVERI?                                                       

 FINO ALL’800 le invenzioni si distinguono dalle scoperte perché riguardano realtà nuove, che non pre-esistevano in natura. Lo Stato (polis, res publica, civitas) fu una grande invenzione culturale.  Con esso nacque, molti secoli fa, la dimensione pubblica della vita, il comunitario,il sociale e il politico. Per  millenni si ebbe solo la presenza, variamente espressa, dello Stato. Fino a metà dell’800 esso garantiva solo la sicurezza interna, e la difesa esterna, mediante la guerra. Da noi era lo “Stato carabiniere”. 

L’”ANTICIPAZIONE” E LA “SUPPLENZA”  DI UOMINI CREDENTI E GENEROSI

Tutto quello che si riferiva alla vita, salute, casa, assistenza alle persone e alle famiglie povere o in difficoltà era affidato alle famiglie estese (casati), alla bontà  e prossimità del vicinato e alla carità della Chiesa. Laici e Santi nella Chiesa “inventarono” i Monti di Pietà –i prestiti su pegno, contro l’usura -, i primi lazzaretti-ospedali, gli orfanotrofi, gli Ospizi e molte altre Opere Pie, e inoltre, le “cattedre ambulanti di agricoltura”, banche, cooperative, gruppi di mutuo soccorso. La stessa astensione dalla  politica in senso stretto, dovuta al “non expedit”, dava ai cattolici la spinta a occuparsi  del sociale, portandovi iniziative e testimonianze, talvolta eroiche, a favore dei poveri e dei deboli.

In Italia ci fu un fiorire di personalità e istituzioni benefiche, a favore dei  più poveri  e malati,“abbandonati e respinti da tutti”, come recita la lapide settecentesca nell’Ospedale S. Gallicano, in Trastevere. Per  fermarsi al solo all’800 e al solo Piemonte “sabaudo” :  Tancredi e Giulia Faletti di Barolo aiutarono le ragazze “ a rischio”; Giuseppe Benedetto Cottolengo accolse i  derelitti ritenuti “incurabili; Don Giovanni Bosco educò i ragazzi “discoli” con il suo famoso metodo preventivo; Francesco Faà di Bruno recuperò alla vita,  mediante il lavoro, le ragazze “esposte” ;  Leonardo Murialdo fondò gratuite scuole per il popolo; Paolo Pio Perrazzo, il ferroviere santo; il Beato Giovanni Antonio Farina, fondatore delle Suore Dorotee. Il Card. Giacomo Dusmet, di Catania, fu ispiratore del “Boccone del povero”; Don Arcangelo Tadini, Parroco di Botticino, fondò la Congregazione delle Suore Operaie. E poi, nel ‘900, Don  Carlo Gnocchi, con i suoi “mutilatini”; e  Don Zeno Saltini, fondatore di Nomadelfia,-per dare una famiglia ai piccoli orfani e abbandonati, creando “famiglie di famiglie, dove l’amore è legge” -, e tanti altri. Sono in corso centinaia di cause di Beatificazione. In Italia e nel mondo la Chiesa “anticipò”, per quanto possibile, l’impegno dello Stato. E  non era solo un modo di “prendere” con una mano e “dare” con l’altra:c’era generosità , lavoro per gli altri,”promozione umana”,  rispetto e  preghiera.

            PRIMI PASSI DELLO STATO SOCIALE:ALTRA GRANDE “INVENZIONE CULTURALE”

Intanto si faceva strada, per varie spinte ideali e pratiche, e anche politiche, l’allargamento della tavola dei diritti per tutti i cittadini,anche in seguito  alle lotte operaie e socialiste. Si comprese che non si doveva continuare a concedere per carità quello che doveva essere dato per giustizia.

Fin dal 1904 lo Stato garantì il diritto all’assistenza a tutti i minorenni abbandonati. Non è così in tutti gli Stati, anche industrializzati.

Con vari altri tentativi pubblici in settori, come le “40 ore” e le pensioni per i lavoratori, si delinearono meglio tali diritti. Lo Stato doveva dare garanzie al cittadino in condizione di grave povertà, di grave malattia, nella vecchiaia (la Previdenza Sociale), per i “superstiti”e per la maternità. “Maternità e infanzia” furono oggetto di attenzione e assistenza nello stesso fascismo. Gli “assegni familiari” furono una conquista collegata alle precedenti.

I Comuni introdussero la “tessera di povertà” e il “domicilio di soccorso” per i poverissimi e gli apolidi, accollandosi l’onere per i ricoveri ospedalieri(spedalità”) , per il nutrimento e, quando necessario, per le spese funerarie. Nascevano così le prime forme di quello che poi sarà chiamato Stato Sociale, “welfare state”. I pilastri dello Stato sociale sono, indubbiamente: gratuità del ricovero e intervento in ospedale e per medicine per gravi malattie; indennità di disoccupazione (anche per tutti i precari); pensioni. Agli  “inoccupati”( giovani mai stati occupati) dovrebbe poi essere garantito il salario minimo di “inserimento”.

Nel Regno Unito, il ministro laburista Aneurin Bevan, un ex minatore, introdusse nel 1946 la sanità gratuita per tutti, il servizio nazionale di sanità: un modello atteso. Fu una rivoluzione. Nessuno avrebbe immaginato quanti sudditi di Sua Maestà avessero fino allora dovuto rinunciare alle stampelle per camminare, alle protesi degli arti, alla dentiera e a interventi chirurgici importanti. I Paesi scandinavi si distinsero per la completezza e serietà degli interventi, tanto che si parlò, quasi con ironia, di assistenza “dalla culla alla bara”!                                                                                                                         

 NASCE IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE (S.S.N.)

Fu un’indicazione per gli Stati più  avanzati. In Italia, dalle varie sigle di Enti che assicuravano l’assistenza contro le malattie (INAM, ENPAS, ENPALS, MUTUA COLTIVATORI DIRETTI.. e altre), si giunse  nel 1978 al Servizio Sanitario Nazionale(S.S.N.) esteso a tutti. Oggi è tra i migliori del mondo. Nonostante tutto, anche se si lamentano casi di “malasanità”, la rete dei Medici di base o di famiglia, con i loro ambulatori , i Poliambulatori delle ASL; gli ospedali (e le cliniche) pubblici, “religiosi” e convenzionati, e i più recenti “hospices”, sono a un livello accettabile di efficienza e di efficacia, specialmente al Centro-Nord. Aver chiamato tutti questi servizi  Azienda” è stata una scelta discutibile, anche se nasceva dall’esigenza di risparmiare. La strada da battere  è ancora la Medicina Preventiva. Fondamentale è anche l’Istituto contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL).  Anche tutti gli immigrati devono poter godere, senza complicazioni di permessi o carte di soggiorno, di questi servizi essenziali, per loro stessi e le loro famiglie. E’ anche  interesse collettivo di vecchi e nuovi residenti.

Gli altri settori in cui si concreta lo Stato Sociale, con una legislazione moderna, come i congedi per maternità per le lavoratrici madri- sono importanti,e, accompagnati da una rete di asili nido e di scuole materne, sono indispensabili. La Cassa Integrazione Guadagni (CIG) ha un’importanza eccezionale per la vita delle famiglie colpite da disoccupazione, sospensione dal lavoro, “ mobilità”,riqualificazione... Manca tuttora un assegno di disoccupazione per tutti gli “inoccupati”, i disoccupati e i precari, per i loro periodi critici, finora mascherati da fantomatici corsi . E’ancora assente una legge a favore dei poveri  anziani non autosufficienti. Mancano le case popolari. I Rom e Sinti (i cosiddetti “Zingari”) sono “sballottati” di qua e di là in squallidi campi, pur di non assegnare loro - con diritti e doveri- vere case popolari, come essi chiedono. Questo popolo sempre discriminato  resta nomade solo nel cupo immaginario  del nostro pregiudizio .Non li vogliamo educare nelle nostre scuole. Non li vogliamo integrare: sono i nostri “paria”, gli intoccabili. Siccome li trattiamo malissimo, anch’essi non sempre si comportano bene! Una conquista importante fu la pensione sociale. La risoluzione di moltissimi problemi della povertà e marginalità è legata al lavoro per tutti, su misura di ognuno, anche degli svantaggiati.

La stessa legge sulle disabilità, che è stata un traguardo importante nella scuola e nell’avviamento la lavoro protetto per i disabili, dopo una estensione concreta, è a rischio di ridimensionamento. Nella scuola sono diminuiti gli “insegnanti di sostegno”.

LAVORO, CASA E SALUTE:ETERNI PROBLEMI SOCIALI

Gli USA sono ancora in difficile marcia per realizzare la generalizzazione dell’assistenza sanitaria e soprattutto ospedaliera. E’ sotto gli occhi di tutti lo sforzo del Presidente USA Barak Obama per la sanità per tutti gli statunitensi! Ovviamente sono fioccate le critiche al sistema di sicurezza sociale vigente in Italia: troppo costoso, dispersivo, con scarso ruolo assegnato al volontariato, in cerca d’iniziative effimere (fino alla villeggiatura e gita per gli anziani, pagata dal Comune!). Ora da noi si pensa a “ridimensionamenti”, riduzioni di spesa, privatizzazioni massicce. E si dichiara che questi rimpicciolimenti sarebbero un portato storico, esito della riflessione sulle dinamiche evolutive della nostra Società... Non ci potremmo più permettere queste spese. Storie! I ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Resta solo che i poveri siano convinti da imbonitori televisivi, che se sono poveri è colpa loro! Tante sarebbero le opportunità di farsi strada… “Se il bicchiere del ricco trabocca, il liquido andrà anche ai poveri!”. Balle!

C’è chi si azzarda a ipotizzare l’eliminazione di grandi Enti, definiti sprezzantemente “carrozzoni pubblici”. Il cittadino e l’impresa dovrebbero contrarre a loro spese tante assicurazioni private: per la propria pensione (previdenza individuale), per la propria salute, contro gli infortuni, per la scuola, per i periodi della propria disoccupazione…per casa, incendio, furto…

Tante tesserine (card) per tutte le esigenze, e tutte a carico del singolo cittadino… liberato però, si dice, dalle “trattenute” su stipendi e guadagni! Sarebbe il crollo della sicurezza sociale, a favore solo dei forti e ricchi. Salari e stipendi  dovrebbero essere altissimi e sicuri per tutti !

Va tenuto presente che tutto si può migliorare; si possono evitare gli sprechi nell’erogazione dei servizi ( se ci sono e dove ci sono).Ma l’operazione  politico-sociale da realizzare è non tornare indietro, al “privatismo”assoluto: l’assistenza e la sanità sarebbero merce che ci compra e si vende. E non basta asserire che tanto la famiglia in Italia è  già un attimo ammortizzatore sociale .Si può e si deve fare affidamento sul privato sociale. Ma non si usino come alibi  famiglia e volontariato, per non realizzare reti  territoriali di servizi. Il volontariato - importante forza della società civile- deve poter dare un “supplemento d’anima”, amicizia, prossimità, solidarietà ai servizi sociali, ma non sostituirli! In passato, un ferito o un malato, all’ingresso all’Ospedale doveva  dichiarare chi avrebbe pagato le spese. Il vecchio, se povero e senza  pensione, era nutrito e assistito penosamente dai  figli, a turno,  o “scaricato” nell’Ospizio  di mendicità .

CONCLUSIONE

Piuttosto si taglino le spese di altri settori. Su ciò va esercitato ogni sforzo, evitando  la “macelleria sociale” del passato.

Giuseppe Cicolini