IL PRIMO MAGGIO: VALORE TRADIZIONE ATTUALITA’
La festa popolare del lavoro e dei lavoratori del PRIMO MAGGIO conserva tutto il suo valore.
Si tratta di riaffermare la centralità del lavoro e dei lavoratori: di tutti i lavoratori. L’antica espressione “classe lavoratrice” sembrava centrata solo sugli operai. Oggi i lavori sono i più diversi, specialmente nel terziario. Sono degne di considerazione tutte le persone: lavoratori in atto, giovani in attesa di occupazione o in formazione, ex lavoratori pensionati, ma anche inoccupati e disoccupati, casalinghe. Non per caso, nonostante tutto “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Il PRIMO MAGGIO era un festa di tutti.
Era diventata una tradizione: comizio in piazza e uscita fuori porta, con pic-nic a base di fave e pecorino (nell’area romana). Poi i Sindacati si sono arresi ai grandi concerti, per attirare i giovani e i giovanissimi. I lavori precari, saltuari, occasionali, di fine-settimana, flessibili…hanno reso difficile la solidarietà tra i lavoratori, che una volta si chiamava “confederalità”: il medico solidarizzava col lavoratore delle cave e con l’insegnante, ecc.
Oggi la tradizione va rinnovata profondamente. Altro che affidare tutto solo ad un grande concerto!
Occorre scavare nella storia del 1° maggio (quando, durante il regime fascista, gridare “Viva il primo maggio!” era considerato reato punibile con i carcere o il confino) e nelle ragioni che militano per la rinnovata presenza della tutela di tutti i lavoratori, anche attraverso il sindacato. Ci vuole una sorta di “Solidarnosc” anche da noi. Per i cattolici c’è la venerazione di S. Giuseppe Artigiano che chiama all’impegno.
Ognuno di noi faccia la sua parte, a livello locale, micro e macro, fino a garanzie di livello mondiale: questo è l’aspetto positivo della globalizzazione.
g.c.