I CENTO ANNI DI DOMENICO DAVID, DI VALLEPIETRA

Vallepietra festeggia il suo nonno, il centenario Domenico David, classe 1909 (8 settembre).

 A Vallepietra, il Sindaco e la popolazione ha predisposto adeguati festeggiamenti, sabato 12 settembre: ore 18,30 S. Messa, poi festa “nel Salone delle Suore”.

L’interessato vive questi giorni con arguzia e con qualche cenno d’ironia, mentre non si fa pregare per parlare dei suoi ricordi, che s’intrecciamo con l’ultimo secolo di storia della sua famiglia, di Vallepietra e dell’Italia.  E’ di corporatura asciutta e perfettamente autonomo. Si nutre saggiamente. Legge ancora i giornali senza occhiali, s’indigna frequentemente di fronte a certe notizie!

A sentirlo, sembra di sfogliare libri, diari, manifesti murali e giornali di ieri e di oggi: una biblioteca viva e attiva.

Ha lavorato per anni nei boschi, quando tutti qui erano boscaioli, carbonai, pastori, contadini, con alcuni artigiani - detti “artisti” - e qualche sarto. Il padre gli insegnò il mestiere di artigiano costruttore di cerchi di legno per i “setacciari”: per i setacci allora assai comuni nelle cucine di casa, per i cerchi di legno necessari per le “forme” di caciotte e i formaggi, fino al “circhione” per i mulini. Si trattava di lavorare e “curvare” abilmente strisce di legno.

Domenico divenne un ottimo artigiano. Lavorava molto e guadagnava poco, ma più sempre di più di chi non possedeva la sua abilità manuale.

Per vendere il prodotto del suo lavoro andò lontano, anche in Calabria, con viaggi allora epici.

Alcuni suoi ricordi.

Il 13 gennaio 1915, il nostro Domenico, alle 7,30 del mattino, fu svegliato dal terremoto. Non se ne rese conto, se non quando vennero a prenderlo dal letto (che aveva sussultato paurosamente) e lo portarono all’interno della chiesa parrocchiale. Qui tutti trattenevano, per così dire, il fiato. A un tratto si ripeté una scossa sismica, che poi impararono a chiamare “di assestamento”. Tutti si precipitarono all’uscita della chiesa. Nella ressa una donnetta si trovò piegata in avanti e quando rialzò il busto, si ritrovò un uomo finito sulle sue spalle, "a cavalcioni". La folla rise di cuore. E per quella volta il terremoto fu archiviato.

Agli inizi del ‘900 Vallepietra aveva più di mille abitanti e poche case. Ora ci sono molte case e pochi abitanti! Molti Vallepietrani sono andati a vivere a Pomezia, ad Aprilia, a Roma (qui sono moltissimi e hanno partecipato in massa alla mostra e alla rappresentazione del Pianto delle Zitelle nel complesso monumentale del S. Michele).

Dopo la prima guerra mondiale quaranta lavoratori partirono insieme per gli USA. Ormai hanno famiglie molto estese e ben piantate laggiù.

Un certo Antonio – che gli americani chiamarono subito Tony – era analfabeta…soprattutto in lingua inglese, e lavorava  in una vaccheria. Tutto bene. Elogi al gran lavoratore! Una volta la padrona del “ranch”, da una finestra, gli ordinò ad alta voce di prendersi cura di due cagnolini. Tony credette di capire che doveva addirittura uccidere le due bestiole. E lo fece!

Apriti cielo! Il padrone, affezionatissimo alle due bestiole, avrebbe voluto prenderlo a pugni ma Tony si difese e nei giorni successivi evitò di farsi vedere. Quando trillava il telefono, le prime volte correva a tappare i buchini della cornetta con un pezzo di stoffa. Poi imparò, lavorò, guadagnò, divenne un vero mericano, come gli altri compagni Vallepietrani.

Le scuole elementari a Vallepietra ci sono sempre state. Gli alunni erano molti per classe. Le maestre distribuivano il sapere e... gli schiaffi.

A bottega si apprendeva sedendo accanto all’artigiano anziano, che - pure lui- non si faceva pregare per allungare ceffoni.

Quando il Fascismo impose ai giovanotti la “tassa sul celibato”, Domenico la pagò, ma per poco. Poi si sposò felicemente con Chiarina, da cui ebbe due figli.

Fu richiamato alle armi nell’ultima guerra. Fece servizio in Sicilia e all’isola di Ponza nel 1943, durante i dieci giorni in cui Mussolini fu lì rinchiuso (prima della sua prigionia – anch’essa provvisoria - a Campo Imperatore).

Domenico moriva dalla voglia di far sapere ai compaesani di Vallepietra che stava “custodendo” nientemeno che il Duce! Ma la posta era censurata, e, del Duce a Ponza non si doveva proprio parlare...

Scrisse lo stesso e senza complicazioni censorie, perché salutò per soprannome due Vallepietrani notoriamente filo-fascisti, aggiungendo che lui "stava a fare la guardia" al loro amico…".

Era a Littoria (così si chiamava Latina) all’inaugurazione della chiesa. Nella bonifica delle ex paludi pontine lavorò a lungo, sfuggendo alla malaria, ma non alla fatica e alla scarsa paga.

Le opere igieniche che ripulirono l’abitato di Vallepietra si realizzarono negli anni trenta, quando si costruì la strada carrozzabile. Lavorò anche di picco e pala nel cantiere della strada. Bastava presentarsi la mattina con gli attrezzi di scavo, e subito un “marcatempo” ti scriveva in un quadernetto, ti faceva lavorare, e ogni quindici giorni ti pagava… senza altre formalità o garanzie.

Fin dal tempo dei lavori nei boschi o per le “opere pubbliche”, tutti lavoravano: non c’erano disoccupati. Lavoravano duramente, con poco guadagno! Il reddito, per chi seminava anche nei piccoli terreni “a terrazze”, come per chi lavorava “sotto padrone”, era sempre scarso, tanto per tirare a campare…

Le lettere arrivavano portate a spalla dal procaccia, che riceveva il sacco delle Regie Poste dal trenino (Roma – Fiuggi) presso il Piglio. Piglio-Vallepietra ogni giorno!

I libri erano pochissimi: ma non mancavano le Massime Eterne.

Nelle case l’illuminazione era “ a limitatore”, con fioche lampadine, a orario fisso.

Una risorsa per Vallepietra: le opere di cattura delle acque per gli acquedotti (del Simbrivio e delle rete idrica interna) e per l’elettricità. Adesso che c’è anche il Parco Naturale dei Monti Simbruini. Dopo tanta fatica, Domenico decide di aprire una bottega a Vallepietra e da allora, tutti lo conoscono come “Domenico iu buttegante”.

In questi ultimi anni, quali sono i crucci del nostro centenario, capace anche di risposte pungenti?

Prima ci si sposava una volta sola: adesso non ci si capisce più, tra unioni di fatto, separazioni, convivenze, eccetera.

In politica era antimilitarista e antifascista… ma ora se ne vedono troppe! Spera che i giovani rinsaviscano!

Ma il cruccio dei crucci per Domenico David - che sorride nell’attesa delle festa che gli faranno, con foto, interviste, pranzi di festa per i suoi “primi” cento anni - è che purtroppo si permette di tenere cani e gatti negli appartamenti! Per lui è una vergogna! Dovrebbe essere proibito.

Giuseppe Cicolini