Famiglia
La
famiglia è oggi sovraccarica di funzioni: di affetto, di cura, di sostegno
economico, di aiuto ai propri malati, di orientamento ai valori personali
(educazione), interpersonali e , appunto, sociali.
Le istituzioni poco fanno e forse poco possono
fare: meno legiferano, meglio è. Si può fare una legge sull’affetto? Quello che
possono fare riguarda i sostegni “esterni” alla famiglia:-salario e fisco
familiare; -asili-nido;-
scuola; -servizi sociali e soprattutto: casa,
lavoro (e reddito).
STORIA DELLA FAMIGLIA ( in estrema sintesi)
Primordi dell’umanità: miti dell’orda in cui si era figli ma non si sapeva di chi… Prevalenza
femminile e mito delle Amazzoni –matriarcato-
perché, appunto, non era chiaro come venissero al mondo i figli. Sembrava che
tutto dipendesse dalle donne. Quando si capì che anche l’uomo vi aveva parte, la donna perse autorità e divenne di
condizione sottoposta, data la sua minore forza
fisica. Fin qui il mito, per
definizione, indimostrabile e non misurabile (la misura è l’essenziale della sociologia, sociologia statistica). Il tabù
d’incesto fu un passaggio importantissimo per la fondazione di quello che
poi sarà chiamato famiglia. Fu una norma e
prassi universali
. Uniche eccezioni: alcune dinastie faraoniche e regie . Ne conseguì la legge del legame
matrimoniale esogamico:ci si sposa fuori della
famiglia, del villaggio, del clan. Questo favorì la pace e lo scambio delle
conoscenze ed esperienze.
Poi ci furono i tempi storici , in
cui la donna lavorava in casa e fuori
; contava molto in famiglia , anche sul piano economico,nelle campagne, nei villaggi e anche in città.Con
la civiltà industriale ottocentesca,
la donna fu lasciata fuori della fabbrica come “ angelo del focolare” e
le moine e la moda la compensavano della perdita effettiva di potere. E’ il
modello della famiglia borghese. Negli
anni ’50 si individuavano
vari tipi di famiglie:-”patriarcale
cattolica” ( estesa , col padre quasi sempre un po’padrone); - nucleare)(1);
-“espressiva socialista”, (coniugi e figli uniti solo per la gioia di
stare insieme). Tutte le altre funzioni,
all’esterno : pasti,custodia abiti per grandi
cambi stagionali, sostegno ai malati, istruzione-educazione. Nella casa non ci
sia la cucina e il grande armadio... Tutto sia affidato ai servizi esterni:
condominiali, comunitari, pubblici... E’ la tesi, ad esempio dell’economista Claudio Napoleoni. Questo
“cambio” non ci fu, se non nel fenomeno –peraltro limitato- dei residences.Altri
cambiamenti furono assai più dirompenti. Ogni “patto” matrimoniale è
reversibile. Si fa strada la coppia
aperta al libero amore “hippies”, senza doveri duraturi,fedeli
solo al proprio gusto , anche momentaneo. Così: coppie di fatto in crescita e
rifiuto del matrimonio monogamico, unico, religioso concordatario
e perfino solo civile, in nome dell’autodeterminazione. Sorgono “unioni di
fatto” famiglie allargate, plurime, “a tempo”: il tutto favorito da separazioni
e divorzi.
Venne il femminismo serio e combattivo, contro la mercificazione del corpo
della donna. Ebbe un suo apogeo. Poi la sua caduta, il ritorno delle “miss”, la pornografia e fallimento degli ideali femministi, fino al “velinismo”attuale.
Come riprendere un moto
positivo? Da dove cominciare? Questa è autentica pedagogia sociale,
scelta dei valori positivi aperti al futuro.
(1) In
campo cattolico allora tradizionalista , Carlo
Carretto scrisse, durante un soggiorno a Subiaco, il libro “Famiglia
piccola Chiesa”, Ed . AVE
Roma, che ebbe l’imprimatur dell’Abate
di Subiaco Mons. Lorenzo Salvi. Per aver
scritto che ormai la famiglia patriarcale era tramontata e che i due sposi
dovevano “accendere un focolare in
un’altra casa, la loro”
dando vita ad una nuova famiglia, in piena autonomia e
responsabilità”, fu criticato da alcuni Presuli e dai “rami” femminili
dell’Azione Cattolica. Poi sorse il C.I.F. (Centro Italiano Femminile), cattolico, che, con estrema
prudenza ,aprì alla maggiore
autonomia e valorizzazione della donna, nella Società e nella stessa Chiesa. Ancora in precedenza, la tradizione
cattolica più antica faceva propria la regola vigente nelle classi
nobiliari e ricche: è tutta la famiglia
che decide, con propri criteri, chi sarà lo sposo/ la sposa.” Ci
amiamo perché ci siamo sposati”, si voleva che gli sposi pensassero, e non
,“romanticamente”: “Ci sposiamo perché ci amiamo”! Oggi è sperabile un nuovo, difficile
equilibrio.