Educare alla Comunità

 

Nell’enciclica Caritas in veritate (n. 4) Benedetto XVI afferma: “Senza verità, senza fiducia e amore per il vero, non c’è coscienza e responsabilità sociale”. Che tale affermazione non sia “un’invenzione della Chiesa o addirittura dell’autorità ecclesiastica, che mira a privare l’essere umano della sua «autodeterminazione»”, ma corrisponda ad una delle più antiche, se non alla più antica esperienza ed esigenza dell’homo sapiens, sia il presente studio a provare in qualche modo.

L’evidenza archeologica dimostra sin dalle più antiche testimonianze sull’homo sapiens che questi si comprende come inserito in un ordine cosmico d’origine divina, che lo chiama a vivere il proprio rapporto con tutte le realtà create non tanto da singolo quanto da parte di una comunità, la quale nel suo cammino verso una sempre maggiore consapevolezza della propria vocazione umana porta alla nascita della città quale luogo d’incontro tra sfera divina ed umana, dove l’armonia celeste si esprime con un linguaggio umano, e dove il multiforme trova e occupa il proprio posto, giungendo così all’unità dell’Essere.

La città, rappresenta quindi simbolo, officina e baluardo della superiorità dell’essere umano rispetto a tutte le altre creature, e si basa essenzialmente su tre principi:

1.                     la centralità del numen, che istituisce e custodisce la città, governandola in armonia e bellezza;

2.                     la città non è un casuale e confuso agglomerato di abitazioni e abitanti, ma una comunità-famiglia che si sviluppa sotto la guida di un principe-padre, scelto dalla divinità;

3.                     la comunità civile s’inserisce nel contesto delle realtà terrestri, rispettandole e coltivandole secondo la Verità dell’Essere.

Nel corso della storia questa concezione fondamentale della città sperimenta non pochi periodi di crisi e di decadenza, ma dimostra proprio in questi momenti di avere la causa e la ragione della sua esistenza in una volontà sopranaturale che la salva con straordinaria tempestività e non di rado in contrasto con lo stesso operato umano, come prova con ogni chiarezza propria la storia di Roma, dalla sua fondazione fino alla sua trasformazione in caput mundi dell’Impero Romano prima, della Chiesa universale poi.

Tuttavia, questi alti e bassi evidenziano il bisogno, avvertito in ogni momento ed in ogni luogo, sebbene con accenti più o meno forti, dai cittadini di una “educazione civica” comprensibile e accessibili a tutti: per cui oltre a credenze e celebrazioni religiose ed a insegnamenti etici e metafisici, spetta ad urbanistica e arti figurate, nonché alle opere letterarie e rappresentazioni teatrali suscitare e fomentare la consapevolezza di essere parte di un tutt’uno, di appartenere alla Verità dell’Essere.

Beatrix Erika Klakowicz

·                       Doctorat in Filosofia conseguito all’Università di Vienna con specializzazione in Storia, Filologia Classica e Orientalistica con particolare riferimento al fondamento psicologico degli eventi storici

·                       Licenza in Teologia Morale conseguita alla Pontificia Università Lateranense con particolare riferimento a matrimonio, famiglia e sacralità della vita nelle diverse civiltà dell’Antico Oriente

·                       Doctorat in Teologia conseguito alla Pontificia Università Lateranense con specializzazione in Teologia fondamentale nelle concezioni e credenze religiose dell’Antico Oriente (Egitto e Asia Anteriore)

·                       Diplomi in Epigrafia e Paleografia greca e latina, nonché in Papirologia

·                       Corsi di perfezionamento in lingue e letteratura dell’Antico Oriente, seguiti a Parigi, Heidelberg e Oxford

·                       Insegnamento in varie università pontificie e statali in Italia e all’Estero

·                       Pubblicazione di monografie, articoli in riviste specializzate italiane ed estere, edizioni di papiri egiziani e di tavolette cuneiformi

·                       Curatrice del Museo Civico di Orvieto (Fondazione Faina) per quindici anni.