SUBIACO UNA PICCOLA SUA  STORIA DEL RISORGIMENTO  E IL SUO FATALE E IRREPARABILE(?) DECLINO” –

di Giacomo Cignitti, stampato nel 1935 e ristampato a cura dell’Avv. Tommaso Cignitti  nel 1980.

Questo il frontespizio del volumetto. Il titolo non potrebbe essere più esplicito.

I rimpianti per le “cose” perdute, prima del 1935, erano:

- il teatro, che era all’interno del Palazzo del Seminario ( poi sparirà pure, dopo la II guerra mondiale  la “Biblioteca Piana”, pure protetta da un severo avvertimento di scomunica contro chi l’avesse rimossa!);

-le mole a cereali;-la ferriera;-la ramiera; la conceria; le terre colorate;i telai meccanici per tessere;- le gualche o gualchiere ( per “battere” i tessuti);telai a mano ridotti da 200 a 2-3;-botteghe da fabbro ( dove si eseguirono i ferramenti per l’obelisco di Piazza S. Pietro, ma si modellavano zappe, vomeri,cancellate, chiodi, stadere);-produzione di mattoni, tegole, canali per tetti ( solo poche pignatte e boccalette);- non più il Cardinale Commendatario;-non più la Cattedrale; -non più allevamento di bachi da seta; -non più la Ferrovia Mandela-Subiaco.

FORSE E’ TEMPO, NELL’INTERESSE DI TUTTI, DI ESAMINARE IL PASSATO PER PROGETTARE UN POSSIBILE FUTURO. CON UNO SGUARDO “STRATEGICO”.

DA ALLORA “TUTTO” E’ CAMBIATO! Si tratta di vedere se è restata la volontà di continuare a lavorare per la sopravvivenza e lo sviluppo.