CRISI DEL MULTICURALISMO

Un problema di cultura e vita

Angela Merkel ha rilanciato il problema in tutta Europa. Il modello tedesco di accoglienza e “integrazione” degli immigrati, ha fatto cilecca. Adesso tutti gli xenofobi interpreteranno le sue parole nel senso di una cacciata degli immigrati…

In realtà il problema è più sottile. La Germania aveva accolto gli immigrati considerandoli come “lavoratori ospiti” eternamente provvisori e favorendo le loro organizzazioni, in terra germanica, secondo stili, lingua di origine, pratiche sociali “ a parte”, rispetto alla generalità dei tedeschi. Si erano spinti fino a creare classi per metà di alunni tedeschi e per metà turchi, con due insegnanti- uno tedesco e uno turco-  che insegnavano a tutti nelle due lingue. (Gli italiani immigrati a Wolfburg avevano ottenuto la stessa organizzazione scolastica anche per i nostri alunni).

In questo modo, in Germania e altrove (vedi USA), invece di integrare si è favorita la creazione di quartieri-ghetto impermeabili l’uno con l’altro.

Adesso la Merckel chiede i doveri minimi dell’immigrato: lingua e regole fondamentali del Paese ospitante. Quindi nessuno scandalo. Così il modello di integrazione muterà in quello che qualcuno ha definito “della insalatiera”: autoctoni e immigrati vivono insieme, s’intendono sull’essenziale e ciascuno conferisce un suo “sapore” all’altro. Insomma: interazione-integrazione.

Gli altri modelli sono inaccettabili: la fusione nel crogiuolo, che doveva annullare le differenze, negli USA non è andato avanti. Il modello francese “assimilazionista” è negatore anche delle legittime differenze.  Il modello israeliano - “assorbimento”- è autoritario).

Stiamo costruendo un modello italiano? Al di là delle invettive della Lega Nord, nella scuola italiana sta nascendo dal basso una convivenza difficile, ma produttiva di pace. Gli stessi genitori degli alunni s’incontrano e convivono negli ambienti scolastici. Il mondo nel lavoro è e sarà una scuola d’integrazione, appena faremo finire l’inumano sfruttamento.

Come ha detto la Caritas lombarda con la voce di Don Colmegna, “occorre intelligenza” per una cultura dei diritti e dei doveri, evitando i ghetti urbani ma soprattutto i ghetti delle menti.