RECENSIONE

Stefano Indrio

AMATUCCI”

Romanzo- Ed.Libroitaliano world, Caltanissetta 2007, € 15,00

Si tratta di romanzo- “tranche de vie”, in parte scopertamente e dolorosamente autobiografico.   Protagonisti sono : Amatucci, che vive una difficile vicenda; il  piccolo mondo della scuola e dei professori;la vita in un piccolo centro di Provincia (Subiaco); il rapporto con un partito di sinistra in anni complessi.

Le vicende si snodano dai ricordi infantili di Amatucci - di famiglia borghese-, la scuola, il primo amore,il partito, il matrimonio, i vari “risvegli” e infine, la conclusione:” Amo la vita ma ignoro se scopre il fine…”.

Non è certo una facile consolazione.

Ma ci sono ritratti-confessione – in prima persona -del padre di Amatucci, troppo chiuso in se stesso; della mamma,che sa tutto comprendere e ora “gli sono lontana…ma dentro di lui”; di Marzia, che ha avuto una “delicatezza gentile”;delle Savie, le persone meglio riuscite nella vita, secondo il senso comune; di Max sempre in ricerca;E,. pieno di rimpianti;Susanna,ammiratrice delle idee rivoluzionarie di Amatucci;i compagni della V.M. ,intermediari benevoli tra Amatucci e il padre; e infine parlano gli amici , incapaci di trovare la giusta misura tra l’ammirazione e la commiserazione per Amatucci… E’ questa la parte più “forte” del romanzo.

Che va letto con intelligenza d’amore, sapendo che si tratta della messa a nudo di un’anima .Avrebbe giovato un racconto in prima persona, dell’io narrante tra luoghi e persone scopertamente identificati. Ma forse questo schermo trasparente ha consentito- paradossalmente - più coraggio.

La lingua è aspra. La vicenda è una sorta di paradigma  di una vita dei nostri tempi:impegno accademico e culturale, professionale e politico,delusioni,riprese .La scuola come palestra per tutti: studenti e professori.

Il senso ultimo è che la vita è come un fiume in piena, che si scava il suo alveo, urta contro le sponde e le radici, ma va…                                                                                                                                                                   Basterebbe poco per diventare la vicenda di un nuovo Giobbe.

Il messaggio( se proprio ci deve essere)? Attenzione all’altro, dedizione alla ricerca culturale e alla professione . Infine, questi tre valori non tradiscono mai. Il resto, per ora sfugge, come la vita stessa.

Giuseppe Cicolini